vita quotidiana

Ultimatum

Bangui, venerdì 22 marzo 2013
Attesa. Una sensazione che acuisce i sensi. Per me spesso corrisponde a un generale malessere, concentrato alla bocca dello stomaco. Certamente la nostra di oggi a Bangui non è una piacevole attesa.
All’inizio della settimana la coalizione della Seleka ha trattenuto a Sibut, una città a 150 km a nord della capitale, i cinque ministri che la rappresentano nel governo d’intesa frutto degli accordi sottoscritti a Libreville in seguito alla crisi di dicembre.

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Camminare

Sono a Bangui da nove giorni e ancora non “ho avuto il permesso” di uscire da sola a piedi. Pare che questa città vada trattata con cautela, soprattutto se ti presenti in confezione pallida e visibilmente europea.
La cosa mi innervosisce particolarmente, non solo rispetto ad una generica e astratta (e a volte sciocca) rivendicazione di autonomia, ma soprattutto perché mi impedisce di capire dove sono. A più di una settimana dal mio arrivo ancora mi sento come appena sbarcata dall’aereo, con addosso tutte le proiezioni costruite sulla scorta dei racconti altrui.
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I bambini e l’immanenza

La mia bambina di un mese piange spesso per buona parte della notte e del pomeriggio. Al consultorio pediatrico mi hanno detto che questa agitazione è il sintomo fisiologico di un passaggio ormonale tra madre e figlia, che la rende irrequieta come un adolescente: “li vede quei brufoletti? Una fase naturale, proprio come l’adolescenza”.
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