Milano

Una casa a Milano

anno: 2014/2015
luogo: Milano
committente: privato
superficie: 120 mq

Una tipica casa milanese di inizio Novecento: un lungo corridoio su cui si affacciano porta dopo porta i locali d’uso.
Le modifiche planimetriche hanno riguardato soprattutto la zona di servizio, con la riorganizzazione dei due bagni e l’ampliamento della cucina.
Lo spigolo della cucina sul locale d’ingresso è stato arrotondato: sull’ingresso invita verso il resto della casa e contribuisce alla percezione di un ambiente spazioso, nonostante il rimpicciolimento dovuto all’ampliamento della cucina; sulla cucina la concavità contribuisce a un senso d’intimità.
Un vetro acidato in corrispondenza della finestra della cucina illumina l’ingresso di luce naturale.
Il colore su alcune singole pareti completa l’intervento attribuendo carattere agli ambienti: blu pavone sul soffitto dell’ingresso; grigio-verde per la parete di fondo del soggiorno; verde mela per una parete della camera dei bambini.

Prossimità elettive

anno: 2015
luogo: /
committente: ricerca indipendente
attività: articolo su rivista scientifica

Ancora una volta mi occupo della principale delle mie ossessioni: il potenziale della città per l’organizzazione delle relazioni sociali.
L’occasione è una call for paper della rivista online “Scienze del territorio” dal titolo “Ricostruire la città”.
L’articolo propone l’interpretazione delle iniziative ‘collaborative’ come segnali di un possibile riscatto della città stessa, oltre la faticosa estensione e l’estrema frammentazione che sembrano condannarla all’ingestibilità. L’abbandono della città, concreto o metaforico, alla ricerca di configurazioni più semplici e sostenibili, rimanda il più delle volte a un traguardo comunitario chiuso e aridamente esclusivo; ad esso, però, corrisponde parallelamente l’elaborazione di forme cooperative ‘leggere’ che, attraverso meccanismi prevalentemente elettivi, determina un ritorno ai luoghi pragmatico e non esclusivo e configura una comunità il cui fondamento non è l’adesione a un corpo stabile di valori, ma l’adempimento di un inevitabile debito reciproco. Questa forma di vita in comune è l’essenza stessa del carattere urbano, la sua qualità eminentemente politica.

Materiali:
testo su Academia.edu

Da studio ad abitazione

anno: 2012
luogo: Milano
committente: privato
superficie: 68 mq

Da studio di architettura ad appartamento d’abitazione.
Il progetto ha comportato poche modifiche sostanziali: l’aggiunta di un ripostiglio-lavanderia in ingresso a formare il necessario disimpegno per la zona notte e il rifacimento del bagno.
Per il resto l’intervento si è concentrato sul raccordo tra il recupero dello stato originario dell’appartamento (l’edificio di cui è parte è stato realizzato nel 1962, pare su progetto dell’architetto Luigi Mattioni, uno dei più prolifici progettisti milanesi del secondo dopoguerra) Continue reading

Le seconde cose

Qualche giorno fa, venerdì 17 gennaio, ho riconsegnato le chiavi della casa in cui ho vissuto gli ultimi 11 anni. Ho chiuso la porta per un’ultima volta con quattro mandate, ho controllato la casella della posta, tolto il lucchetto dal chiavistello della cantina e salutato la portiera chiedendole di tenermi da parte eventuale corrispondenza.
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De Chirico verde e marrone

Dall’Arco della Pace al Castello Sforzesco, Milano
A Milano ci sono nata, per cui questo racconto potrei cominciarlo da molti punti, per esempio da quello stesso su cui ho aperto gli occhi per la prima volta; scelgo invece di iniziare da un luogo che a fasi alterne e con significati diversi mi ha accompagnato – fino ad ora – per tutta la vita.
Probabilmente ogni piccolo milanese ha il suo parco di riferimento, il mio è stato (ed è) il Parco Sempione.
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il Transatlantico

Via Ciceri Visconti 4, Milano
Ormai da più di un decennio abito qui, in un bel edificio anni ’30, purtroppo ultimamente un po’ maltrattato dalla padrona di casa.
Alcuni dicono che questa casa sia stata progettata da Arrigo Arrighetti, architetto milanese a lungo a capo dell’ufficio tecnico della città; a lui si devono molti edifici pubblici, per citarne alcuni tra i più noti: la biblioteca Sormani, la stazione dell’ATM in piazzale Biancamano (oggi bar alla moda), la piscina nel parco Solari.
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Insolite coesioni

anno: 2012
luogo: Milano
committente: associazione Nocetum
attività: seminario

In occasione della manifestazione Cascine Aperte 2012 l’associazione Nocetum organizza il workshop “Insolite coesioni”, allo scopo di indagare il ruolo del territorio e dei suoi usi per la costruzione di percorsi di coesione sociale.

Partecipo con una rilettura personale della ricerca “La terra della città“, condotta assieme ad altri per il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano.

Vedi la locandina

La terra della città #2

anno: 2010/2012
luogo: Milano
committente: Dastu, Politecnico di Milano
con: Francesca Cognetti

Seconda tappa della ricerca sull’agricoltura urbana a Milano che mi ha impegnato dall’autunno 2010 alla primavera 2012 (si veda qui la prima tappa).
La ricerca si è concentrata più specificamente sulle esperienze di coltivazione urbana, sulla loro mappatura e sulla costruzione di una loro tassonomia.
I primi risultati di ricerca sono presentati nel sito internet dedicato al progetto La terra della città e nel report scaricabile dal sito stesso.
Un’ulteriore restituzione si trova nell’articolo pubblicato sulla rivista Territorio, n. 60, con il titolo “Milano, coltivazione urbana e percorsi di vita in comune”.
Infine, una rilettura personale degli esiti della ricerca è stata presentata il 23 settembre 2012 in occasione della manifestazione Cascine Aperte presso la Cascina Nosedo, gestita dall’associazione Nocetum, nell’ambito del workshop “Insolite coesioni“. Una sintesi della presentazione è disponibile qui.

Materiali:
articolo “Territorio” su academia.edu
report “La terra della città”

La terra della città #1

anno: 2011
luogo: Milano (Roma)
committente: Dastu, Politecnico di Milano
con: Francesca Cognetti

La prima tappa di una ricerca sulle esperienze di coltivazione urbana a Milano, che mi ha impegnato per più di due anni, è stata la presentazione dei suoi primi risultati alla prima Biennale dello spazio pubblico, svoltasi a Roma tra il 12 e il 14 maggio 2011.
La ricerca è stata svolta nell’ambito del progetto PRIN 2008 dal titolo “Il progetto di territorio: metodi, tecniche, esperienze”, coordinato per l’unità di Milano dai professori Alessandro Balducci e Giorgio Ferraresi, il cui esito è raccolto nel volume “Il progetto di territorio, oltre la città diffusa, verso la bioregione” a cura di Giorgio Ferraresi.

Il lavoro è cominciato come mappatura in divenire delle ‘pratiche urbane sostenibili’ nella città di Milano (si veda Mappa #1), per poi concentrarsi in particolare sull’agricoltura urbana e sulle sue implicazioni in termini di ‘fare città’.

Materiali:
abstract della prima fase di ricerca
testo di riferimento presentato alla Biennale dell spazio pubblico
slides per la Biennale dello spazio pubblico

Coltivare Milano, con stile

anno: 2012
luogo: Milano
committente: ricerca indipendente
attività: appunt

con_stile3“Con stile. Cambio vita a Milano” è il nome di una recente iniziativa promossa da Acli, Arci, Legambiente, Avanzi e Terre di mezzo e patrocinata dal Comune di Milano.
Si tratta di una campagna di promozione di stili di vita sostenibili in città. La proposta è semplice: ad individui, famiglie, gruppi, associazioni si chiede di dichiarare la propria adesione ad una o più azioni di risparmio energetico e consumo alternativo, facendosi in questo modo attori di una rete informale e occasionale che il progetto sostiene e promuove attraverso la realizzazione di incontri pubblici e momenti di formazione e dibattito.

Non si tratta certo della prima iniziativa a sottolineare l’importanza delle azione quotidiane individuali nella messa a punto delle politiche pubbliche; né è una novità l’idea di mettere in rete esperienze anche eterogenee e distanti in vista di un orizzonte comune. A ben vedere la partecipazione alla vita pubblica funziona proprio in questo modo: un coinvolgimento in prima persona nella definizione e gestione del comune.
I temi in questione, tra l’altro, si prestano particolarmente a questa impostazione; non a caso quando si parla di risparmio energetico o di consumo critico si chiamano in causa in primis i singoli stili di vita.

Proprio nella definizione di “stile”, però, mi pare si trovi un aspetto (che è forse anche una sostanziale novità) su cui riflettere. Quello stile, così ben sottolineato nel nome dell’iniziativa, non è solo il riferimento a un modus vivendi, quanto anche l’affermazione della distinzione e del buon gusto di quel comportamento, come a dire: chi fa così ha una certa classe, uno stile, appunto.

Questa consideraizone mi pare apra la strada ad almeno un paio di domande.
Anzitutto viene da chiedersi per quale motivo e soprattutto in che modo un argomento (o una serie di argomenti correlati) entri a far parte dell’agenda pubblica al punto da poter essere inquadrato (anche) come questione di stile. Come avviene che prassi individuali come bere acqua del rubinetto o coltivare in proprio qualche pianticella d’insalata arrivano ad assumere le forme di un femonemo diffuso? Ovvero, come succede che quelle stesse azioni di per sé neutrali acquisiscono ad un certo punto un carattere politico?
Il secondo interrogativo riguarda i protagonisti di queste iniziative e le considerazioni sulla qualità della democrazia urbana che ne derivano. L’impressione è che la diffusione esponenziale di questi modi di vivere riguardi quasi esclusivamente chi possiede già a priori gli strumenti culturali per poterne cogliere la portata. Quello che agli occhi di chi vi è coinvolto sembra assumere la forma di un piccolo fenomeno di massa, in realtà interessa quel numero piuttosto ristretto di persone che possiedono la capacità di rappresentare e comunicare le proprie scelte, decidendo in questo modo la direzione prevalente della rotta della città. E gli altri cosa ne pensano (se ne pensano qualcosa)? Quando e come acquisteranno la capacità e la possibilità di aggiungersi alla corrente principale (o di contestarla)?

Lascio queste domande in sospeso, proponendomi di tornarci con più calma e dedizione. Fin da subito però mi pare di poter dire che i due aspetti della questione siano decisamente correlati, con un legame che si trova nei modi in cui prende forma la cittadinanza e nei rapporti tra una sua definizione formale e la sua espressione pragmatica.

Questo tema l’ho affrontato in parte in una ricerca svolta per conto del Politecnico di Milano di cui rendo meglio conto qui.

Casa da musicista

anno: 2007
luogo: Milano
committente: privato
superficie: 48 mq

A Milano vicino ai navigli, la piccola casa di un cantautore, piena di libri, dischi e fumetti.
Chi la abita ha voluto mantenere 3 ambienti distinti, migliorandone la frubilità rispetto agli usi e ridistribuendone di conseguenza gli spazi. Così, con lo spostamento del bagno nella parte centrale del piccolo appartamento, la cucina diventa un vero ambiente giorno, che può ospitare un tavolo da pranzo e un’intera parete a libreria, una delle due camere viene rimpicciolita come semplice zona notte, mentre l’altra viene organizzata come soggiorno/stanza della musica.