blog

Boy-Rabe

Mentre festeggiavamo il compleanno di Olivia al parco Sempione a Boy-Rabe, il quartiere dove abita il giardiniere Fulbert, sono scoppiati violenti scontri. Si parla di una ventina di morti civili.
Boy-Rabe è considerato un quartiere pro-Bozizé, forse solo perché lì pare abitasse parte della famiglia dell’ex presidente centrafricano.
Continue reading

La paura

Bangui, domenica 24 marzo 2013
La paura ha l’alitosi. Mentre le bombe cadono nei pressi di casa i miei succhi gastrici cercano di gestire a modo loro le emozioni. È la seconda volta che il mio corpo ha una reazione di questo tipo, la prima è stata in occasione del parto (ma in quel caso c’era la complicità di un pezzo di focaccia con le cipolle improvvidamente ingurgitato giusto mezz’ora prima dell’inizio del travaglio!).
Anche Marco ha l’alito cattivo e gli chiedo se ha paura, ma dice di no.
Continue reading

Sabato tropicale

Bangui, sabato 23 marzo 2013
La notte è passata tranquilla.
Questa mattina alle 8,00 ci ha chiamato un collega di Marco per avvisare che la cena di questa sera a casa sua era confermata: “La cuoca è già al lavoro. Sarà una bella cena per rilassarsi!”. Nel frattempo si susseguivano le notizie sull’avanzata della Seleka, composte con pezzetti di informazione raccolti tra una telefonata e l’altra. La riconquista da parte delle forze governative di due città; poi l’occupazione di una cittadina secondaria; e ancora l’avanzata verso la capitale lungo un’altra strada.
Continue reading

Ultimatum

Bangui, venerdì 22 marzo 2013
Attesa. Una sensazione che acuisce i sensi. Per me spesso corrisponde a un generale malessere, concentrato alla bocca dello stomaco. Certamente la nostra di oggi a Bangui non è una piacevole attesa.
All’inizio della settimana la coalizione della Seleka ha trattenuto a Sibut, una città a 150 km a nord della capitale, i cinque ministri che la rappresentano nel governo d’intesa frutto degli accordi sottoscritti a Libreville in seguito alla crisi di dicembre.

Continue reading

Dal mio punto di vista #3 | Muoversi

(vedi anche “Camminare”) Le macchine private non sono moltissime; quelle che si vedono circolare sono soprattutto i fuoristrada delle organizzazioni internazionali, che si riconoscono dal colore della targa: verde e arancione per i diplomatici, bianca e rossa per gli altri. Invece sono numerosissimi i taxi: gialli, affollatissimi, ricoperti di scritte in un tipico carattere svolazzante bianco e azzurro.
Continue reading

Dal mio punto di vista #2 | In casa nostra

Viviamo in una grande casa con piscina, fornita dalla Delegazione della Commissione Europea per cui Marco lavora. Molte stanze combinate con un gusto un po’ pacchiano e austero. Su tutto incombono i legni rossicci dei mobili e dei soffitti a cassettoni; legni locali molto belli, soprattutto teak, usati però in modo massiccio e spesso superfluo (il pezzo migliore sono decisamente i “troni” – vedi foto -, in versione sedia o dondolo, disseminati un po’ per tutta la casa).
Continue reading

Dal mio punto di vista #1 | clima, lingua e parole

Clima
Una persona con un po’ di esperienza probabilmente direbbe semplicemente che qui c’è un clima tropicale, con una stagione secca, che dovrebbe durare più o meno da ottobre a marzo e un periodo di piogge da aprile a settembre. Io, che frequento per la prima volta queste latitudini, ne osservo tutti i cambiamenti con un certo stupore.
Continue reading

Dal mio punto di vista #0

A guardarlo sulla carta geografica questo paese sembra il ritaglio avanzato tra i confini di territori più definiti. Anche il nome, nulla più che descrittivo, non denota gran carattere. Pare che un tempo alcune popolazioni siano state spinte tra la fitta vegetazione di questa foresta pluviale per nascondersi e proteggersi dall’attacco di altri gruppi dominanti, mantenendo uno stile di vita isolato, frammentato e contingente.
Continue reading

Camminare

Sono a Bangui da nove giorni e ancora non “ho avuto il permesso” di uscire da sola a piedi. Pare che questa città vada trattata con cautela, soprattutto se ti presenti in confezione pallida e visibilmente europea.
La cosa mi innervosisce particolarmente, non solo rispetto ad una generica e astratta (e a volte sciocca) rivendicazione di autonomia, ma soprattutto perché mi impedisce di capire dove sono. A più di una settimana dal mio arrivo ancora mi sento come appena sbarcata dall’aereo, con addosso tutte le proiezioni costruite sulla scorta dei racconti altrui.
Continue reading