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INBTP. La cultura è pubblica?

I.N.B.T.P. Institut National de Batiment e Travaux Publiques, una sorta di scuola di ingegneria civile. La mia ricerca di un lavoro congolese in questi giorni mi ha portato qui. Intendo informarmi sull’organizzazione dei corsi e lasciare un mio dossier per eventuali collaborazioni all’insegnamento.
L’accoglienza non è delle migliori. Continue reading

Benvenuti a Kinshasa

Mi accompagna un senso di irrealtà, oltre che, da ieri sera, un persistente malessere, che mi deriva dalla malattia intestinale che mi hanno attaccato i bambini e dal ritorno delle mestruazioni, dopo la lunga pausa della maternità di Leo (il che significa, tra l’altro, che se dovessimo scappare un’altra volta dovrei anche gestire questo fastidio e ricordarmi gli assorbenti!).
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Tempo

L’editoriale del numero di agosto di “Internazionale” titola proprio così: semplicemente, “Tempo”.
Vi si riferisce della recente moda di alcuni scrittori di viaggiare nel tempo rivolgendosi ai se stessi degli anni passati. Tra gli altri, Cheryl Strayed, scrittrice statunitense, intima a una se stessa di vent’anni prima di ringraziare la madre per un cappotto regalato, frutto di mesi di risparmi. La madre sarebbe morta di lì a poco e quel grazie sarebbe rimasto in sospeso. Continue reading

Le seconde cose

Qualche giorno fa, venerdì 17 gennaio, ho riconsegnato le chiavi della casa in cui ho vissuto gli ultimi 11 anni. Ho chiuso la porta per un’ultima volta con quattro mandate, ho controllato la casella della posta, tolto il lucchetto dal chiavistello della cantina e salutato la portiera chiedendole di tenermi da parte eventuale corrispondenza.
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Le mille ragioni

Le mie ultime ipotesi sulla situazione centrafricana non avevano poi tanta attinenza con la realtà e sono state decisamente disattese: nessun colpo di coda e nessun ritiro, anzi, dall’inizio di dicembre la situazione sembra decisamente peggiorata.
Non azzardo altre ipotesi, consapevole di capire poco o niente di politica internazionale; lascio invece spazio ai racconti (quelli di Marco, in questo caso, sulla nostra casa e le persone con cui ho vissuto) Continue reading

Ultime da Bangui

Questa mattina a Bangui di nuovo scontri e coprifuoco. Erano attesi, dopo la decisione della Francia di inviare un cospicuo contingente nel paese, ma questo non ne diminuisce il peso. Proprio questa sera si attende la risoluzione Onu sull’invio di questi nuovi militari. E mentre inscatolo la nostra casa milanese mi sembra di rivivere quella sensazione di attesa silenziosa e afosa di otto mesi fa.
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Brasserie Verschueren

Parvis de Saint-Gilles, sull’angolo di Rue de Fort
Questa brasserie è “il nostro posto a Bruxelles”. D’inverno seduti ai tavolini di legno disposti in fila nell’atmosfera un po’ appannata dell’interno, sembra di essere i protagonisti di un film sugli anni Settanta. D’estate le seggioline di metallo colorate occupano l’angolino più accogliente del Parvis de Saint-Gilles.
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La casa semi-comune

Rue Dethy / Dethystraat 14
Comincio da qui. Il mio periodo più lungo a Bruxelles l’ho passato in questa casa, a cavallo tra l’agosto e il luglio 2013. Si tratta di una casa affittata attraverso airbnb, sito dedicato all’affitto di case private. Qui normalmente vivono un papà bruxellese con la sua bambina di 5 anni, anche se io ho il sospetto che in questo momento la tengano soprattutto come casa d’appoggio, visto che mancano molti “accumuli” tipici della vita quotidiana (o forse sono semplicemente persone morigerate).
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La casa marrone

Avenue Nasser 292, Bangui
Dalla fine di ottobre 2012 alla fine di marzo 2013 abbiamo vissuto qui. Spero di poter tornare presto in questa casa polverosa che stavo facendo un po’ mia.
La nostra casa di Bangui, curioso compromesso tra lusso ed arte di arrangiarsi, è un ottimo esempio di alcuni modi di pensare e di fare centrafricani.

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Peca, de Zéro à Cinq

lungo l’Avenue Boganda, Bangui
A Bangui molte località sono indicate con un nome che misura la distanza da un centro convenzionale, il peca Zéro, ovvero, appunto, il chilometro zero. Da questo centro eccentrico, tutto sbilanciato sulla punta orientale, comincia formalmente la città, con una raggiera di vie che si aprono verso nord ovest. La principale è l’Avenue Boganda, un’ampia pista trafficata e in buona parte sterrata che attraversa in diagonale tutta la città. Questa strada prende nome dal primo presidente della Repubblica Centrafricana indipendente (1959), Barthélemy Boganda, e si apre, sulla rotonda del peca Zéro, con un portale bianco bordato di verde che riporta il principale motto dell’uomo politico “zo kwe zo”, che in lingua sango significa letteralmente “gli uomini sono uomini”, ovvero “ogni essere umano ha ugual valore”.
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De Chirico verde e marrone

Dall’Arco della Pace al Castello Sforzesco, Milano
A Milano ci sono nata, per cui questo racconto potrei cominciarlo da molti punti, per esempio da quello stesso su cui ho aperto gli occhi per la prima volta; scelgo invece di iniziare da un luogo che a fasi alterne e con significati diversi mi ha accompagnato – fino ad ora – per tutta la vita.
Probabilmente ogni piccolo milanese ha il suo parco di riferimento, il mio è stato (ed è) il Parco Sempione.
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il Transatlantico

Via Ciceri Visconti 4, Milano
Ormai da più di un decennio abito qui, in un bel edificio anni ’30, purtroppo ultimamente un po’ maltrattato dalla padrona di casa.
Alcuni dicono che questa casa sia stata progettata da Arrigo Arrighetti, architetto milanese a lungo a capo dell’ufficio tecnico della città; a lui si devono molti edifici pubblici, per citarne alcuni tra i più noti: la biblioteca Sormani, la stazione dell’ATM in piazzale Biancamano (oggi bar alla moda), la piscina nel parco Solari.
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