L’ibisco viola

Chimamanda Ngozi Adichie
Einaudi, Torino 2012

Chimamanda_IbiscoRomanzo di esordio della scrittrice nigeriana, che io però ho letto, in ordine inverso, come ultimo del mio personale trittico-Chimamanda; e forse è stato bene così, perché se lo avessi letto per primo non so se avrei completato la triade.

Una storia cupa, raccontata bene, ma con quella sovrabbondanza di elementi – a mio avviso eccessiva – che caratterizza le opere prime, come se l’autore temesse di trascurare di raccontare un’indispensabile parte di sé, come se dovesse esserci per forza tutto nel timore che non ci siano altre occasioni, come se le storie non fossero per loro natura parziali spiragli su piccoli mondi.
È successo anche a me, che pur di romanzi non ne ho mai scritti, quando mi sembrava che qualsiasi uccellino posato su un filo della luce o qualsiasi foglia secca caduta da un albero fosse un’incontestabile allusione alla mia tesi di dottorato.

In ogni caso, anche questa volta, Chimamanda Ngozi Adichie riesce a tratteggiare con abilità e delicatezza il quadro storico di un paese in trasformazione (la Nigeria post-indipendenza) attraverso i gesti ignari dei suoi protagonisti ‘qualunque’, aiutandoci a conoscere una di quelle storie con la ‘s’ minuscola senza le quali la ‘S’ maiuscola non sarebbe mai scritta.

Come spesso mi accade mi colpisce un trafiletto sulla quarta di copertina, qui firmato dall’illustre premio Nobel sudafricano J. M. Coetzee, che parla della “storia delicata e toccante di un bambino” … peccato che la protagonista del libro sia indiscutibilmente una ragazzina di 15 anni. Secondo voi questi autorevoli commentatori leggono davvero i libri di cui parlano?

Metà di un sole giallo

Chimamanda Ngozi Adichie
Einaudi, Torino 2010

Chimamanda_Metà_soleQuesto è il terzo libro che leggo della scrittrice nigeriana di etnia igbo. Ne specifico l’etnia, perché lei stessa ci tiene a ricordarlo e perché nei suoi scritti l’identità etnica è una cornice sempre presente, anche quando apparentemente ci si occupa di tutt’altro.
In questo libro lo è più che altrove, fino a diventare, all’apice delle vicende, il perno del racconto.

Per tutta la prima parte del libro mi sono chiesta a cosa si riferisse il titolo, per poi scoprire, a metà lettura, che la metà superiore di un sole giallo era il simbolo della Repubblica del Biafra, la regione autoproclamatasi independente dalla Nigeria che fu teatro alla fine degli anni Sessanta di una drammatica guerra civile.
Questo è lo sfondo della vicenda: la storia di una guerra africana, tratteggita in pochi gesti nelle sue dinamiche principali e poi colorata minuziosamente coi dettagli di vita quotidiana in cui si vive la tragedia di qualsiasi guerra.

Come ogni storia ben raccontata, questo libro si presta al dialogo coi suoi lettori, che potranno scegliere come leggerlo. Alcuni, per esempio, forse lo leggeranno con un approccio storico, come la storia di quel conflitto. Io, in modo più conforme alla mia sensibilità, ho messo il conflitto sullo sfondo, come occasione per un continuo rimando alla necessità di una visione plurale.
D’altra parte la stessa struttura narrativa scelta dalla scrittrice (ma anche la decisione di includere tra i protagonisti due sorelle gemelle apparentemente antitetiche per aspetto e carattere) alterna le voci di tre personaggi, protagonisti diversi di una storia comune. Un artificio narrativo difficile da sostenere, ma qui riuscito a tal punto da permettere di affezionarsi anche a personaggi che non prendono mai la parola in qrima persona, e da lasciarli con una certa malinconia.

Per approfondire:
chimamanda.com | Il sito di Chimamanda Ngozi Adichie
Biafra
Guerra civile in Nigeria