La prima pioggia?

Un anno fa la prima pioggia della stagione.
Oggi il cielo di Kinshasa è bianco come in una fredda giornata di novembre a Milano. La stagione delle piogge è iniziata già da un po’, questa volta un po’ in anticipo.
Nel nostro compound di casette gialle in fila indiana regna la calma, gli uccellini cantano, i condizionatori ronzano, i bambini aspettano di poter uscire in strada a giocare a pallone con gli amici. Oggi niente scuola, ieri nemmeno, domani ancora non si sa.
Ieri, 19 settembre, un raggruppamento dell’opposizione ha guidato una manifestazione di protesta contro lo slittamento del calendario elettorale. La manifestazione avrebbe dovuto essere un pacifico sit-in davanti alle sedi della CENI (Commissione Elettorale Nazionale Indipendente), l’organo preposto all’organizzazione delle elezioni, che proprio in questi giorni avrebbe dovuto fissare la data effettiva delle elezioni, ma alla CENI non è nemmeno arrivata.
Che non sarebbe stata un’occasione ‘pacifica’ era scontato fin dall’annuncio della mobilitazione (per questo le scuole sono rimaste chiuse e i servizi di sicurezza delle varie organizzazioni si sono messi in allerta). Da tempo da queste parti si attende, con inquieto interesse, di vedere quando e come sfogherà una tensione crescente.
La manifestazione s’è concentrata a Limete, attorno al “Changeur” e al monumento a Patrice Lumumba, simboli della città e del paese intero, da lì ha cercato di avanzare sul Boulevard Triomphal, disperdendosi nei dintorni e nei quartieri limitrofi negli scontri con la polizia e la guardia nazionale.
Il bilancio ufficiale della giornata di ieri parla di 17 morti (3 poliziotti e 14 manifestanti), sedi di partito bruciate e qualche saccheggio ai negozi. In un comunicato diffuso in serata, il raggruppamento dell’opposizione che ha indetto il raduno parla di più di 50 morti e invita la popolazione a proseguire la mobilitazione.
Oggi pare si spari ancora nei quartieri; la stampa online racconta di molte sedi dei partiti dell’opposizione messe alle fiamme e di barricate nei quartieri periferici.
Da noi, nel centro della città ‘europea’, tra le nostre casette gialle allineate, tutto più che tranquillo. Gli uccellini cantano, i condizionatori ronzano e i bambini giocano. E io faccio più o meno le cose di sempre, ingannando un senso di sospensione che è proprio come questo cielo bianco e denso, che non piove nemmeno.

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