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La prima pioggia

20 settembre 2015, Kinshasa
La prima pioggia della stagione è arrivata ieri, all’improvviso come ogni temporale tropicale, ma preceduta da un vento e da una tempesta di terra più violenti di qualsiasi abbia mai visto. Dopo le prime forti raffiche il cielo di metà pomeriggio s’è fatto improvvisamente nero come in una notte nebbiosa e senza luna.
Io e i bambini ci trovavamo nel giardino della casa di fronte, alla festa di compleanno dei figli dei vicini. In pochi secondi seggioline e tavolini sono finiti per aria e la festa si è trasferita all’interno.
Quando siamo rientrati a casa la pioggia cominciava a cadere a grandi gocce mentre il cielo riprendeva il colore di un normale temporale. In casa ogni cosa, pavimento, mobili, oggetti, era ricoperta di un fitto strato di terra grigia, evidentemente filtrato attraverso le zanzariere. Ho passato la serata a pulire sommariamente, mentre i bambini si ricoprivano inevitabilmente mani e piedi di terra sottile.

Alla fine del 2008 ho regalato la mia copia delle “Stagioni” di Rigoni Stern a una persona cara, che di lì a poco non ci sarebbe stata più. Da allora alle stagioni presto molta attenzione. E oggi, ancora una volta, il loro naturale avvicendarsi mi restituisce un senso di appartenenza duplice, che mi dice che sono qui, a Kinshasa, alla fine del settembre del 2015, ma anche parte di una storia lunga e dispersa, che abbraccia almeno tutte le stagioni della mia vita, se non oltre ancora, le luminose estati, come i gelidi inverni.

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