Ultime da Bangui

Questa mattina a Bangui di nuovo scontri e coprifuoco. Erano attesi, dopo la decisione della Francia di inviare un cospicuo contingente nel paese, ma questo non ne diminuisce il peso. Proprio questa sera si attende la risoluzione Onu sull’invio di questi nuovi militari. E mentre inscatolo la nostra casa milanese mi sembra di rivivere quella sensazione di attesa silenziosa e afosa di otto mesi fa.

Adesso cosa succederà? Una nuova calma apparente, costruita lentamente sul confine tra paura e controllo, o nuovi scontri aperti e rivolgimenti? Mi sembra più probabile la prima (e in fondo ci spero, per quanto sappia che non sia un buon modo di vivere); forse questo è il colpo di coda di quell’invasione violenta che ha messo a soqquadro il paese mesi fa (buona parte dei cosiddetti ribelli Seleka proviene da altri paesi – soprattutto Chad – con interessi che hanno ben poco a che fare con la liberazione del popolo centrafricano) e fa sentire il suo ruggito prima di ritirarsi col bottino nei propri quartieri.
Ma la vera domanda, oltre la mia preoccupazione contingente per le persone che amo, è cosa succederà dopo, nei prossimi mesi, nei prossimi anni… Chi si ricorderà di questo paese quando il fioco riflettore di questo periodo difficile sarà definitivamente spento? Ma soprattutto, come vivranno le sue persone, così impegnate nella sopravvivenza quotidiana da non essere quasi mai capaci di guardare oltre?
In fondo a ben vedere in quella lotta quotidiana siamo impegnati un po’ tutti allo stesso modo, anche nelle nostre accoglienti case nel nord del mondo; forse si tratta solo di salti di scala. Intanto però, con una speranza un po’ infantile, mi piacerebbe che anche in Centrafrica si potesse godere delle distrazioni contingenti e delle prospettive future che a quella lotta danno senso.

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