La casa semi-comune

Rue Dethy / Dethystraat 14
Comincio da qui. Il mio periodo più lungo a Bruxelles l’ho passato in questa casa, a cavallo tra l’agosto e il luglio 2013. Si tratta di una casa affittata attraverso airbnb, sito dedicato all’affitto di case private. Qui normalmente vivono un papà bruxellese con la sua bambina di 5 anni, anche se io ho il sospetto che in questo momento la tengano soprattutto come casa d’appoggio, visto che mancano molti “accumuli” tipici della vita quotidiana (o forse sono semplicemente persone morigerate).

casa_semicomuneL’edificio, una vecchia struttura senza particolare fascino, è stato acquistato qualche anno fa da un gruppo di conoscenti/amici, frazionato e ristrutturato, mantenendo in comune un piccolo cortile, un negozio adibito a studio/locale collettivo a lato del portone d’ingresso e alcuni aspetti di gestione (come la pulizia di scale e androne… a dire il vero piuttosto trascurata!).
Il risultato di questo progetto collettivo è piacevole e direi abbastanza tipico del modo di vivere di questo quartiere della città (e forse anche di altri): un ambiente che mantiene un accogliente sapore familiare pur garantendo l’autonomia individuale.
Un altro aspetto qui ben rappresentato mi pare raccontare molto bene uno dei lati ambigui del carattere di questa città; l’appartamento in cui siamo è un’attenta ed equilibrata combinazione di colori, di dettagli, di pezzi di recupero e oggetti di design, di ordine e apparente casualità, in compenso le parti comuni dell’edificio offrono un ampio catalogo di “non finiti”, di accumuli di detriti vari, di abbandono di oggetti (l’incasso delle porte d’acceso non è mai stato rifinito, le maniglie mancano delle viti, il vecchio portone, sostituito da poco, è rimasto accatasta nell’androne assieme a un bel po’ di sacchi di detriti di cantiere, abbandonati lì chissà da quando, un asse di wc, qualche rifiuto generico, ecc). Così mi pare Bruxelles, una città che lascia un po’ tutto a metà, attenta alla forma ma trascurata nelle realizzazioni, come una persona che abbina con cura i colori del proprio abbigliamento, ma poi dimentica di pulirsi la faccia dagli sbaffi di cibo, o di soffiarsi il naso, o di sostituire una calza smagliata.
C’è chi dice che questa generica trascuratezza pubblica, che si riscontra un po’ ovunque, nelle piccole rappresentazioni domestiche (come quella della casa in cui abbiamo abitato), come nei più evidenti passaggi urbani (tanto per fare un esempio, la fermata della metropolitana di Art Loi, una delle principali fermate del quartiere europeo, è un eterno e apparentemente immobile cantiere) sia dovuta all’irriducibile scontro (istituzionale e quotidiano) tra valloni e fiamminghi. Io non sono certo in grado di avanzare interpretazioni, mi limito ad annotare l’ambiguità di questa tendenza alla trasandatezza, che da una parte è certamente motivo di disagio e manifestazione di scarso amore per il fatto pubblico, ma dall’altra esprime la simpatica “imperfezione” di questo popolo e la sua apprezzabile attitudine ad arrangiarsi (si veda anche qui).

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