La casa marrone

Avenue Nasser 292, Bangui
Dalla fine di ottobre 2012 alla fine di marzo 2013 abbiamo vissuto qui. Spero di poter tornare presto in questa casa polverosa che stavo facendo un po’ mia.
La nostra casa di Bangui, curioso compromesso tra lusso ed arte di arrangiarsi, è un ottimo esempio di alcuni modi di pensare e di fare centrafricani.

bangui_casaIn un paese in cui la maggior parte delle persone vive in pochi metri polverosi con pavimenti in terra battuta (quando non si tratta direttamente di minuscole casupole di terra) la nostra pomposa magione sfoggia ampi spazi, locali da bagno, pavimenti in piastrelle e un’inutile sovrabbondanza di legni preziosi e pesanti, che segnano inequivocabilmente le differenze di “rango” tipiche del colonialismo dei nostri giorni. Al tempo stesso un’infinita sequela di magagne (wc che non scaricano, rubinetti che non centrano le vasche, impianti elettrici ridondanti in continuo cortocircuito, …) e le estenuanti trafile per tentare di risolverle rappresentano molto bene l’attitudine alla trascuratezza di questo paese (o, più probabilmente, ancora una volta, sono l’ulteriore segnale di un’estrema difficoltà nel raccordare modelli di vita radicalmente diversi).

Far propria questa grande casa in cui domina il marrone scuro dei soffitti a cassettoni e il rosso bruciato della polvere che si posa ovunque, non è stato facile; nelle nostre comode città europee siamo abituati a supportare la creatività con una disponibilità di materiali e strumenti che in Africa non è affatto scontata. Reperire anche le cose più semplici (vernici, viti, carta, …) può diventare molto difficile e costoso. Tanto per fare un esempio, quando ho cercato delle viti per tenere assieme una staccionata ho scoperto che se ne trovavano pochissime e al modico prezzo di 2000 franchi CFA l’una (circa 3 euro). Così, volta per volta, abbiamo importato una gran quantità di piccoli attrezzi e di materiale da costruzione minuto (porta lampade, interruttori, vernici, …), optando per il riciclo di ogni cosa possibile (bottiglie di plastica, cartoni, …). Devo dire che ad oggi i risultati ancora non sono particolarmente apprezzabili: il tempo a disposizione non è stato molto, e ancora non so se e quanto ancora ce ne sarà. Inoltre, queste operazioni di appropriazione devono conciliarsi con la temporaneità, che probabilmente richiede un’arte tutta particolare, propria delle persone abituate a cambiare guscio con frequenza, che io non sono affatto certa di possedere.

Dal 24 marzo scorso, quando il colpo di stato centrafricano ci ha fatto fuggire, i guardiani assegnatici d’ufficio presidiano una casa silenziosa e immobile, che accumula polvere rossa sui nostri tentativi di “fare casa”, in attesa del nostro ritorno.

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