De Chirico verde e marrone

Dall’Arco della Pace al Castello Sforzesco, Milano
A Milano ci sono nata, per cui questo racconto potrei cominciarlo da molti punti, per esempio da quello stesso su cui ho aperto gli occhi per la prima volta; scelgo invece di iniziare da un luogo che a fasi alterne e con significati diversi mi ha accompagnato – fino ad ora – per tutta la vita.
Probabilmente ogni piccolo milanese ha il suo parco di riferimento, il mio è stato (ed è) il Parco Sempione.

bagni_misteriosiQuando ero piccola mi divertivo a giocare nella fontana di De Chirico dietro la Triennale (o davanti, dipende dai punti di vista). Si tratta di una grande vasca curvilinea popolata da una serie di figure acquatiche: un cigno, una palla, una cabina su palafitte, un piccolo molo sopraelevato e due bagnanti; un perfetto gioco per bambini, con sali e scendi e figure colorate! Pare che questa scultura a cielo aperto sia stata una delle ultime opere dell’artista. Oggi si trova racchiusa dai cancelli del “Triennale Design Cafè”, un bar per i costosi aperitivi di gente tutta uguale, e non è più calpestabile da piedini irriverenti. Credo che di recente sia stata anche restaurata, dimostrando (finalmente, direbbero in molti) il rispetto contemplativo dovuto a un’opera d’arte.

Ma siamo davvero sicuri che la conservazione sia inequivocabilmente il giusto destino per l’arte? Sono certa che esista un ampio dibattito su questo tema, in cui non mi sogno nemmeno di provare a intervenire. Mi limito a ricordare i miei giochi nella vasca di De Chirico, che mi riportano a un tempo in cui tutto sembrava più autentico e familiare. Ho il sospetto che in questo pensiero ci sia una discreta influenza del tipico romanticismo che ammanta i ricordi infantili, ma forse anche una piccola dose di verità. Nel mio mondo di bambina figlia di architetti il “fuori Salone” era il portale di via Domodossola che nascondeva le trattative di addetti ai lavori e la Triennale aveva ragione di portare questo nome e ogni tre anni, appunto, diventava il salotto d’incontro per un piccolo circolo di appassionati.
Forse in fondo non c’è nulla di diverso da ora, se non per il fatto che io a quel mondo non appartengo più, nemmeno come piccola e incuriosita osservatrice.
Adesso contemplo la fontana di De Chirico da dietro i cancelli verdi del parco, mentre bevo un caffè al baracchino di Anna e Piero, il mio punto di riferimento da adulta nel parco di una vita intera.

Lascia un commento