Una casa

anno: 2013
luogo: Sesto San Giovanni (MI)
committente: ricerca indipendente
attività: appunti

L’ultima volta che sono stata qui era l’inizio di luglio del 2009. Mi ricordo la lunga strada in motorino, la giornata calda e la sosta pensierosa di fronte a quello scatolone giallo pallido. Qualche foto, due chiacchiere con i bambini che giocavano in cortile e il tentativo (non troppo riuscito) di immedesimarsi almeno un po’ nella vita quotidiana di quel pezzo di mondo. Tornando indietro ho bucato. Era martedì.

casa_plastica_retroOggi, dopo quasi quattro anni, torno a cercare di mescolarmi con questo luogo. L’autobus mi lascia davanti al cimitero; in terra c’è ancora la neve caduta la scorsa settimana, il clima è freddo e alle quattro e mezza la luce sembra già andarsene, nonostante la bella giornata di sole. Un silenzio irreale, rotto in sottofondo dal brusio costante della città, dà l’impressione di trovarsi in una sacca di sospensione in cui la vita si prende una pausa per sonnecchiare un po’.
Quando arrivo in fondo a via Catania sono distratta dalla telefonata che ho appena ricevuto e realizzo solo in ritardo e all’improvviso di essere arrivata. Un buco, un grosso buco rettangolare in un’area malamente recintata con una rete metallica. Sul muro di fondo ancora si vedono il faccione di Che Guevara in un tondo rosso e la scritta colorata “para todos todo” che decoravano lo sfondo del cortile; per il resto nulla, la Casa di Plastica non c’è più, tutto quello che ne è rimasto è una grossa impronta.

Nell’agosto del 2010 un sms mi aveva avvisato del “sereno avvio delle operazioni di sgombero e demolizione”, ma essere informati di una mancanza non è come trovarsela di fronte.
A dire il vero, tra l’altro, mi aspettavo di vedere in questo posto una nuova costruzione, così come era stato previsto dal progetto di riqualificazione di quartiere che anni fa ha decretato la condanna a morte di quella casa. Invece pare che il progetto vada molto a rilento, alcuni dicono per difficoltà nei finanziamenti, altri parlano di impicci “politici”; fatto sta, ad oggi del progetto non esiste traccia alcuna al di fuori della rumorosa assenza della Casa di Plastica.
I maligni potrebbero quasi pensare che lo scopo intimo di tutto quel fare e parlare fosse proprio eliminare quell’oggetto scomodo…

 

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