Carlo Oliva

Ci sono persone che fanno parte del tuo mondo pur non conoscendole direttamente. Non solo perché la città è una piccola scatola e la zia, il cugino, la suocera, l’amico le conoscono davvero, ma perché in qualche modo accompagnano a distanza il tuo modo di pensare e contribuiscono alla sua formazione.
Carlo Oliva per me era una di queste persone: mi ha accompagnato, senza che nemmeno sapessi che faccia aveva. La sua scomparsa, qualche giorno fa, non mi ha travolto con la tragicità delle mancanze quotidiane, eppure in questi giorni mi sono scoperta più volte a pensare a un tempo che non stiamo più condividendo, anche se sembra che non sia successo assolutamente nulla. Si è chiusa una storia che in piccolissima parte è anche mia, lasciando dietro di sé la malinconia per ciò che non potrà più essere e un po’ di apprensione per il supplemento di responsabilità rispetto a ciò che sarà.
Probabilmente dar corpo a quella responsabilità, di fronte a questa e alle altre assenze, è l’unica cosa che si possa fare per non soccombere alla malinconia.

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